Leggende urbane sul flauto dolce
È tempo di affrontare una delle questioni più dibattute non solo riguardo il flauto dolce ma anche tanti altri strumenti: il materiale con il quale uno strumento è costruito ne influenza il timbro?
C'è di sicuro una teoria infinita di dolcisti pronti a giurare che sia così, e infatti di solito li si trova a comprare od ordinare strumenti sottolineando più volte il legno desiderato, come se fosse la cosa più importante.Prima di decidere se le cose stiano o meno così, tentiamo una veloce analisi oggettiva.
Possiamo dare per certo che il materiale con il quale un flauto dolce è costruito abbia quanto meno le seguenti caratteristiche specifiche:
1. Densità;
2. Colorazione;
3. Grana.
La densità riguarda più precisamente il peso specifico: è noto che alcuni legni, ad esempio l'ebano, pesino di più di altri a parità di volume. La colorazione e la sua distribuzione determinano l'aspetto estetico di uno strumento, spesso anche quando sia tinto. Per grana intendo invece la sensazione tattile avvertita nel toccare un determinato legno: questa dipende in larga parte dalla lavorazione cui è stato sottoposto, ciononostante può permanere pur sempre una caratteristica di fondo del legno.
Fin qui mi sento quindi di affermare che il materiale con il quale è costruito un flauto dolce contribuisca in varia misura a generare quanto meno i seguenti effetti:
1. Peso dello strumento;
2. Aspetto estetico dello strumento;
3. Sensazione al tatto dello strumento.
Può essere utile a questo punto leggere i risultati di uno studio condotto da un ricercatore australiano, Malcolm Tattersall, esattamente su questo tema ma applicato ai flauti traversi moderni. A beneficio di quanti abbiano problemi d'inglese o di tempo, ne riassumo qui i punti salienti.
Le differenze principali fra strumenti analoghi fatti di materiali diversi sono:
1. Differenza di misure (lunghezze e diametri delle varie parti), sono le differenze di gran lunga più importanti ai fini del timbro.
2. Differenze meccaniche fra i materiali. Qui ci sono i fraintendimenti maggiori. Il punto è che se un materiale è più facilmente lavorabile di un altro, le sue dimensioni reali saranno più aderenti al progetto iniziale, e quindi lo strumento sarà di fatto costruito meglio.
3. Tendenza dei costruttori a lavorare con più attenzione e cura i materiali più costosi.
4. Preconcetti e "whishful thinking". I suonatori tendono a ottenere dagli strumenti quello che si aspettano essi possano dare ("L'ho pagato tanto, deve suonare bene").
5. Differenze nel feedback del suonatore, il quale sente le vibrazioni sonore attraverso le dita, le labbra, la mandibola. Questo potrebbe avere conseguenze sulla emissione del suono.
Penso che il risultato complessivo di questo studio sia abbastanza chiaro: è vero che spesso i flauti costruiti con materiali più costosi suonano meglio, ma solo perché il costruttore è riuscito a farli meglio e il suonatore li suona forse con maggior attenzione, non perché i materiali in se stessi vibrino meglio o cose del genere.
Questa conclusione è in linea anche con quanto sostenuto dal costruttore italiano Pietro Sopranzi, il quale tempo fa affermava che non importi di quale materiale sia fatto ad esempio il blocco di un flauto dolce, ma solo quanto bene sia costruito il canale.
Va da sé che quelle su esposte sono le ragioni per le quali è meglio quindi suonare un flauto dolce di plastica realizzato a partire da un buon progetto e impiegando buone tecniche costruttive, che non uno in legno pregiato ma rifinito male.
In conclusione, quando si acquista un flauto dolce ritengo abbia senso avere delle specifiche stringenti sul legno solo se sono basate su una delle seguenti motivazioni:
1. Sapere di preciso che il tal costruttore lavora al meglio il tal tipo di flauto dolce con quel legno, e solo quello.
2. Il peso dello strumento. Se si hanno mani e braccia tendenzialmente deboli muscolarmente di sicuro ci si troverà meglio con uno strumento leggero, e viceversa.
3. L'aspetto estetico. Se ritenete che il nero sia elegante, prendete un flauto di ebano. ;)
4. La sensazione tattile. È forse improbabile, ma potrebbe capitare che la grana o la finitura di un determinato legno vi diano fastidio, o al contrario vi siano più piacevoli e vi aiutino a suonare meglio.
Tutto il resto è superstizione, anzi no, leggenda urbana :)
La foto è tratta da questo articolo


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Ebbene una volta tanto la leggenda è fondata!
Devo in buona parte dissentire con quanto sostenuto in questo articolo.
Un po’ per aver condotto esperimenti con apparecchiature, ma sopratutto per aver accumulato esperienza ( il che non mi riempie di gioia perchè significa solo che sono passati tanti anni!) nella costruzione di flauti con legni diversi e persino materiali tanto diversi come la ceramica.
Il bello è che non solo il tipo di materiale influisce sulle caratteristiche sonore, ma addirittura la disposizione delle masse lungo la cameratura di un flauto, ad esempio montature in metallo o avorio, ha una rilevanza non trascurabile. Questi argomenti sono stati oggetto di una relazione inserita in uno degli ultimi incontri annuali dell'ERTA.
Naturalmente le qualità di un materiale sono apprezzate più da chi suona che da chi ascolta. Un flautista esperto, che abbia avuto la possibilità di utilizzare un sufficiente campione di strumenti, riesce, con buona probabilità, a riconoscere il materiale attraverso le caratteristiche timbriche e di emissione del flauto.
Le ragioni dell'influenza del materiale?
è molto semplice: l'aria vibra all'interno del flauto, quindi interferisce e trasferisce energia di vibrazione alle pareti del tubo di risonanza.
é piuttosto evidente che parte di quest’energia debba essere assorbita dal materiale, e ciò in relazione alle sue caratteristiche fisico chimiche e strutturali.
Ci sarebbe da meravigliarsi se tutto ciò non incidesse sullo spettro sonoro che poi è lo stesso dell'energia di vibrazione dell'aria contenuta all'interno dello strumento.
Detto tutto ciò, non è mia intenzione sostenere che il materiale determini la qualità di un flauto, che invece riguarda in modo preponderante il progetto e la cura nella realizzazione, il materiale può, a parità di fattura, tutt'al più influenzare alcuni aspetti secondari dell'emissione e del timbro sonoro, ma l'influenza c'è, eccome!!
Francesco Li Virghi
Ringrazio sentitamente il Maestro Li Virghi per il suo intervento, tanto più in quanto tutti conosciamo la grande qualità del suo lavoro di costruttore di flauti dolci, notissimo anche all'estero.
Incidentalmente, ricordo gli estremi per mettersi in contatto con lui (spero siano giusti):
email: li.virghi@comune.orte.vt.it
Indirizzo: La Quercia del Vento - 01028 Orte (VT)
tel. +39 0761 402436
Venendo al punto in questione, lo avevo detto che si tratta di una delle questioni più dibattute! Ricordo i contenuti della relazione ERTA alla quale fa riferimento Li Virghi perché ero presente. Ricordo anche il confronto con l'altro costruttore di flauti dolci allora presente, Pietro Sopranzi, che fu molto vivace e piacevole, e fu proprio sulle questioni in parte toccate da questo post sulle quali i due Ingegneri erano abbastanza in disaccordo.
I miei studi di fisica sono troppo limitati e lontani nel tempo per poter dare un riassunto tecnico di quanto allora fu detto. Ricordo in sostanza che si parlò di vorticosità che, da un lato, favorirebbe questo trasferimento di energia, dall'altro però dipenderebbe in massima parte dalla qualità costruttiva, intesa come rifinitura interna del materiale ma anche e sopratutto come progettazione e realizzazione delle superfici. E gli aspetti "secondari" che tale fenomeno genererebbe non sembra sia affatto chiaro quali siano.
È vero che Li Virghi è uno dei pochi ad aver effettuato esperimenti sulla questione (flauti dolci) con un approccio scientifico.
Personalmente, mi piacerebbe molto che qualcuno riuscisse a mettere a punto un protocollo sperimentale che inoppugnabilmente separi i diversi effetti e le diverse cause e riesca a misurare gli uni e le altre con precisione. Chissà...
Le son de la flûte est le résultat d'une pression et d'une onde. Comment cela permettrait-il que l'énergie parcourant le tube puisse faire vibrer transversalement ce tube? La pression exercée par le souffle, même augmentée par l'étroitesse du canal ne semble pas suffisante pour faire vibrer ce tube.....Il faut passer par les souffleries ou les radios....
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