venerdì 12 settembre 2008

Quando si acquista un flauto dolce...

Cari lettori,
provo a riprendere le pubblicazioni dopo una lunga pausa dovuta inizialmente a uno tsunami di nuovi impegni, ma poi sfociata in una riflessione su come e fino a che punto portare avanti questo blog. Dei frutti di questa riflessione ne parleremo, forse, fra un po'.

Per il momento, voglio provare a condividere con voi un po' di esperienze di acquisto e relativi tentativi, nel poco luminoso mondo dei costruttori e dei venditori di flauti dolci.

Tipologie merceologiche
Per i meno avvezzi, tento una rapida e sommaria classificazione dei flauti dolci attualmente in commercio, in modo tale che sia chiaro a tutti di cosa più avanti si parlerà:

  1. Flauti dolci spazzatura. Sono i "plasticoni" e i tocchi di legna da ardere che vengono spacciati per strumenti musicali nelle nostre scuole dell'obbligo. Sono quasi sempre a diteggiatura tedesca e costano pochi o pochissimi euro.

  2. Flauti dolci industriali di massa. Sono i modelli suonabili prodotti da strutture industriali quali Yamaha, Aulos, Moeck, Mollenhauer, ecc. Sono già a diteggiatura barocca (ma non tutti) e solitamente quelli in plastica sono tutto sommato migliori di quelli in legno. Il costo varia da poche decine a poche centinaia di euro.

  3. Flauti dolci semi-artigianali. Prodotti da costruttori industriali, sono strumenti a vocazione professionale, ma il più delle volte si tratta di strumenti "vorrei ma non posso" (suonare bene). La produzione è per lo più organizzata industrialmente, ma poi il voicing e i ritocchi finali vengono eseguiti a mano e, possibilmente, con cura. Costano solitamente svariate centinaia di euro, ma alcuni modelli possono invadere la fascia delle migliaia.

  4. Flauti dolci artigianali. Strumenti professionali, costruiti a mano da (quasi sempre) capaci artigiani. Il costo parte da circa 1.000 euro e sale indefinitamente.

Definizione di professionalità
Mi sono già occupato di questo tema riguardo i flautisti dolci, nel qual caso c'era più di una sfumatura da considerare. Parlando invece di costruttori e di venditori di strumenti, direi che la definizione è semplice:

i costruttori e i commercianti professionali di flauti dolci producono e vendono strumenti a scopo di lucro, organizzando la propria attività con criteri imprenditoriali commisurati al proprio volume d'affari e alla tipologia di prodotto trattata.

.. Ehm, ho per caso detto che si tratta di una definizione semplice? In realtà, la maggior parte dei costruttori e dei venditori nei quali ho avuto la ventura di imbattermi non ricade affatto all'interno dei suddetti criteri, soprattutto riguardo il requisito di imprenditorialità.

Storie di dolore
Partiamo dal basso e vediamo cosa può capitare nell'acquistare un flauto dolce.

  1. Spazzatura. In Italia sono dappertutto, dai centri commerciali ai negozi di strumenti musicali, passando dai rivenditori di giocattoli. Comprensibile l'offerta pervasiva vista la richiesta da parte delle scuole, ma perché quasi tutti i commercianti di strumenti musicali italiani si abbassano a vendere questa schifezza?

  2. Industriali di massa. Sono questi che ci si aspetterebbe di trovare nei negozi di strumenti invece -ad esempio a Milano- ce n'è praticamente solo uno che ne tiene alcuni regolarmente a disposizione. Primo aneddoto: in un negozio nel centro di Monaco di Baviera, al secondo piano, c'è un settore delizioso strapieno di flauti dolci di questa e della seguente categoria. Fregandomi le mani, ho chiesto al commesso di poterne provare uno, ma la risposta è stata negativa: "È per ragioni di igiene, caro signore!". Era quasi indignato. Balle! Se vi trovate in questa situazione, uscite immediatamente dal negozio: se i flauti di plastica possono più o meno avere sempre la stessa qualità, così non è per quelli di legno di questa fascia. A non provarli, facilmente vi ritrovate in mano una fregatura.

  3. Semi-artigianali. In Italia sembra che questi flauti non esistano, o quasi. Se non ci credete, provate a cercarne uno e poi ne riparliamo.
    Aneddoti.
    Ho chiesto alla Mollenhauer di provare alcuni dei suoi flauti dolci "moderni". Sono stati molto gentili e me li hanno fatti avere presso un loro rivenditore di Milano, un negozio di giocattoli in legno! Così un pomeriggio sono andato da loro e sono rimasto chiuso in uno sgabuzzino del retro per due ore: non c'era altro posto…
    Ho chiesto alla Moeck di provare alcuni suoi soprani a 415 Hz. Mi hanno risposto con sollecitudine, ma indirizzandomi genericamente verso un qualunque negozio di strumenti musicali. Poi, quasi per concessione, hanno fatto due esempi: uno sconosciuto negozio di Milano che non risponde alle email, e un negozio in provincia di Pavia che ho preferito non contattare. Ricordandomi di un simpatico insegnante di flauto dolce che esegue anche riparazioni e fa piccolo commercio di strumenti di questa marca, ho provato allora a chiedere a lui, ma evidentemente la mia email ha qualche problema perché neanche lì ho avuto risposta…

  4. Artigianali. In Italia ci sono quattro costruttori generalmente accreditati per i flauti dolci. Personalmente ne ho provato solo uno, con esiti sconcertanti. Premetto che lo strumento che alla fine ho ottenuto è eccezionale e che, quanto a questo, consiglierei questo costruttore a occhi chiusi. Però… Quando sono andato a trovarlo ho provato fra gli altri uno strumento che mi piaceva, ma ancora da finire. Il costruttore mi ha assicurato che sarebbero bastati venti giorni e me l'avrebbe consegnato (ci sono testimoni :) ), quindi ha accettato un acconto del 30%. C'è voluto invece circa un anno per averne uno diverso, periodo nel quale il costruttore è rimasto per lo più irreperibile…
    All'estero non è che debba per forza andare meglio, anzi! Ho di recente provato un bellissimo soprano pre-barocco in due pezzi costruito da un costruttore svizzero-tedesco. Avevo proprio intenzione di acquistarne uno, anzi eravamo in quattro a doverlo comprare, ma non ci siamo riusciti! Dopo aver mancato un primo appuntamento che, miracolosamente, eravamo riusciti a ottenere, non c'è stato modo di fissarne un altro, nonostante le ripetute richieste nell'arco di mesi.


Esperienze positive? Alcune…
Bisogna parlare delle volte nelle quali le cose funzionano, così si capisce meglio come dovrebbero normalmente andare, no?
Sono andato da Prina, negozio di strumenti musicali di Milano, per comprare dei flauti di plastica Yamaha. Li ho potuti provare con calma per tutto il tempo che ho voluto, quindi ne ho poi comprati, in successive visite, quattro.
Ho preso contatti con il costruttore tedesco Paetzold, per un bassetto quadrato. Mi hanno subito inviato un listino prezzi e quindi un'offerta scritta corredata di tempi di consegna! Ho fatto l'ordine, ho pagato e nei tempi previsti ho ricevuto lo strumento che mi aspettavo…
Ho chiesto al costruttore tedesco Ralf Netsch di provare qualche suo flauto Ganassi in Sol. Me ne ha mandati tre, li ho provati per una settimana, ne ho trattenuto uno, ho pagato e ho rimandato indietro gli altri due…

Consigli per gli acquisti
Ecco dunque alcune considerazioni e qualche consiglio per i "consumatori".

  1. Spazzatura. Inutile e dannosa. Fate la raccolta differenziata.

  2. Industriali di massa. So che il pregiudizio sul legno è duro a morire, ma non è meglio un flauto di plastica che suona bene e costa 30 euro invece di uno di legno, stonato, facile all'intasamento e che costa centinaia di euro? Personalmente trovo gli Yamaha di plastica eccezionalmente affidabili, ma privi di personalità: ottimi per trovare il proprio suono. Gli Aulos hanno un suono più bello e definito, ottimi per fare bella figura… Provateli tutti prima di comprarli.

  3. Semi-artigianali. Qui tenderei invece ad accodarmi al giudizio comune: sono strumenti che hanno un solo pregio (e non sempre), costare meno di quelli artigianali. Ma la qualità spesso delude. Meglio essere molto sicuri del singolo pezzo che si intende acquistare.

  4. Artigianali. La prima considerazione che, istintivamente, mi viene da fare è: comprateli solo se sono già pronti per essere portati a casa, quindi in fiere ed esibizioni dove è possibile provarli. Oppure insistete per farvene mandare qualcuno a casa in prova, potendone eventualmente trattenere uno.
    In realtà questi strumenti sono spesso eccezionali: se avete molta pazienza, una buona dose di fatalismo e del denaro da mettere a rischio, imbarcatevi pure nell'avventura di ordinarne uno a scatola chiusa.


Consigli per le vendite
Cari costruttori e venditori di flauti dolci, mi piacerebbe consideraste che:

  1. Il cliente ha sempre ragione;

  2. I tempi di consegna sono mandatari e vanno prima dichiarati, quindi rispettati;

  3. Rispondere alle email e alle richieste con sollecitudine, cortesia e completezza è il minimo che ci si aspetti da un professionista;

  4. Il cliente vuole darvi i suoi soldi: mettetelo in condizione di effettuare l'acquisto con semplicità;

  5. Gli strumenti che non funzionano, non funzionano. Buttateli voi, non lasciate che lo facciano i vostri clienti.


Cari venditori in particolare, mi piacerebbe consideraste che:

  1. Gli strumenti vanno provati: tocca a voi organizzarvi con le necessarie contromisure igieniche;

  2. Non vi riempite il negozio di strumenti-spazzatura: è il vostro mestiere, informatevi e scegliete marchi e modelli affidabili.


Cari costruttori in particolare, mi piacerebbe consideraste che:

  1. Anche se magari nella vita avreste voluto fare i musicisti, o gli ingegneri, chi lo sa?, sta di fatto che costruite e commerciate prodotti. Siete imprenditori, non artisti, adeguatevi a questa realtà e siate conseguentemente professionali;

  2. Se vi viene ordinato un prodotto, quello dovete consegnare, non un altro che avete in quel momento a disposizione;

  3. È meglio organizzarsi per avere molti strumenti in pronta consegna, che non avere delle lunghe e confuse liste d'attesa. Anche se molti di voi sono in buona fede, la sensazione è che più è incerta la qualità della vostra produzione, maggiormente oscure sono le vostre pratiche commerciali… siate trasparenti!


Suonatori o collezionisti?
Infine, so che a quasi tutti quelli che lo suonano, il flauto dolce piace tanto già solo come oggetto, oltre che per il suono. Ma perché riempirsi di strumenti, spesso d'improbabile qualità, se non siete collezionisti (nel qual caso dovreste procurarvi esemplari di ben altra levatura)? Detto altrimenti: il suono che emettete dipende quasi interamente da voi, e molto meno dallo strumento che avete in mano. Concentriamoci sulle nostre qualità invece che su quelle di un flauto-oggetto transizionale :)

P.S. Proprio perché non sono un collezionista, le mie esperienze d'acquisto sono certo molto limitate: raccontatemi le vostre!

12 commenti. Clic qui per commentare.:

michele (musi_chele@yahoo.it) ha detto...

l'esame è simpatico, velatamente ironico e abbastanza puntuale. Ma, sarò onesto, non è sempre così drammatica la situazione "italiana". In molti casi a me è andata bene, ma ho avuto anch'io le mie gatte da pelare: ne parlerò dopo. Innanzi tutto vorrei precisare che esisterebbe, o dovrebbe esistere, un'ulteriore categoria di flauti: quelli sintetici, come ad esempio in ebanite. In Italia e all'estero esistono già traversieri costruiti artigianalmente in questi materiali, e presenano grandissimi vantaggi. posto che siano costruiti bene (essendo artigianali occorre valutare quale mano li ha realizzati), essi suonano pressochè nel medesimo modo dei flauti in legno, sono indistruttibili e non necessitano di manutenzione, bisogna soltanto superare alcuni preconcetti legati all'uso esclusivo dei flauti di legno in concerto, ma ad ogni modo sarebbero comunque splendidi esemplari da studio. Il problema è che flauti dolci in questi materiali sono pressochè introvabili. Giacomo Andreola ne ha realizzati alcuni in ebanite, ma non so al momento se ha portato avanti il progetto. Sarebbe bello un post di approfondimento. Anch'io misono trovato molto bene al'estero, tuttavia, con un notissimo artigiano olandese ho avuto qualche problema: un denner contralto stupendo, ma artigiano irreperibile da 3 anni!!!! ho bisogno di revisione, e dovrò cercare una soluzione antipatica, sottoporlo cioè ad altro artigiano (sempre che accetti)! In Italia ho avuto contatti con tutti i flautari, e provato i loro strumenti. De paolis, su richiesta, mi ha spedito 3 bressan, di cui uno è oggi mio. Con un altro, noto e di cui non faccio il nome, ho atteso un anno una piccola modifica, e l'imbarazzo era tanto ( ma tante anche le mie telefonate -ho ripreso il mio strumento, un flauto in re, 3 giorni prima di un concerto!!!) che non mi ha fatto pagare nulla.. Insomma, credo che la situazione sia alquanto eterogenea. Ci sono poi i miti, italiani e stranieri. Alcuni, secondo il mio modestissimo parere, sono tali soltanto sulla carta, ed i loro strumenti non sono all'altezza della fama raggiunta dai loro padri. Penso che gli artigiani italiani stiano crescendo, ma la maggior parte non sono flautari di professione, e questo incide indubbiamente sulla qualità del servizio offerto, tempi e talvolta standard qualitativi (strumenti ottimi e strumenti pessimi costruiti anche a breve distanza di tempo). Su una cosa sono assolutamente d'accordo: esigete sempre di provare diversi flauti, che vi debbonoe ssere spediti a casa, oppure visionati presso un indirizzo privato o un negozio. Si fa con le poltrone e le pentole,perchè non con un flauto che costa dai 1500 ai 2000 euro? Un consiglio: se potete organizzate una giornata a casa vostra contattando amici, appassionati e concertisti, chiamate uno o due flautari e proponete l'incontro. Oltre che avere la possibilità di provare molti strumenti, magari otterrete un piccolo sconto!

(Data originale: 12/09/2008 17:13:54)

Grazia (beegrace75@yahoo.it) ha detto...

Ciao Michele! sono una neofita del flauto dolce e ho letto con attenzione i tuoi consigli per gli acquisti. Ho intenzione di comprare un flauto dolce, un Aulos in particolare che già mi era stato suggerito per iniziare (le mie uniche esperienze risalgono, come per molti, alle ormai remote scuole medie..ma ascolto molta musica e credo di avere un buon orecchio); ma tra un soprano ed un tenore o tra un modello da €20 ed uno da 70 non so proprio quale scegliere nè ho la possibilità di provarne il suono perchè dubito che i negozi di musica nella mia città ne vendano. pensavo di acquistarlo online qui: http://www.bellusmusic.com/Strumenti_a_fiato/flauto_dolce/ Ero tentata dal tenore...ogni tuo suggerimento sarà ben accetto, grazie e complimenti per il blob!

(Data originale: 28/09/2008 11:35:58)

Gianluca Barbaro ha detto...

Ciao Grazia, non ho capito se vuoi una risposta da Michele o da me, comunque provo a risponderti. Se stai (ri)cominciando da zero, forse il tenore non è la scelta migliore perché le dimensioni lo rendono più difficile da tenere in mano e suonare delle taglie più piccole. Prenderei quindi un soprano oppure, forse meglio, un contralto in Fa. Aulos va bene (ma anche yamaha) purché con diteggiatura barocca. Se hai un insegnante vicino, meglio anche prendere qualche lezione. Ciao! gl

(Data originale: 29/09/2008 09:57:18)

Grazia (beegrace75@yahoo.it) ha detto...

Grazie Gianluca!..sì è a te che mi rivolgevo. corro sul sito a fare un'indagine di mercato e vedo anche se trovo qulache valido libro x (ri)cominciare a suonare..

(Data originale: 01/10/2008 16:41:39 )

Diego (diegobertagna1987@hotmail.com) ha detto...

Salve a tutti!In merito ai flauti dolci dolci industriali di massa come li identifica l'autore del blog, ho acquistato uno Yamaha YRS-64 in palissandro alla cifra di listino, anche se un po scontata. Devo dire che suona molto bene anche se ha solo 13 giorni. Vibrante, preciso, pure profondo nel suono, diteggiatura barocca, tre pezzi. Io dico che il nostro caro amico esagera a disprezzare questo tipo di strumenti... suono in un coro parrocchiale e si adatta benissimo al suono dell'organo e della chitarra, strumenti che usiamo per movimentare le liturgie....Perdonatemi questa forse poco tecnica difesa dei flauti industriali, ma mi sono trovato benissimo, accordatore alla mano! Ciao a tutti!

(Data originale: 13/10/2008 15:07:15)

michele (musi_chele@yahoo.it) ha detto...

ciao Diego, tu dici molto bene. Probabilmente per gli scopi di cui parli il tuo flauto funziona egregiamente. Mi permetto però di sostenere che quel flauto, per un uso professionale, è lontanissimo da uno standard qualitativo accettabile. NOn volermene, ma un buon flauto dolce in legno, non può costarti meno di 1200 euro, e siamo al limite. Un'altra cosa: un flauto contralto da il meglio di sè a 415 Hz. Non è una questione di mero filologismo. IO credo, in tutta onestà, che uno yamaha in plastica, utilizzabile oltretutto per studio (anche io giro per casa con quello) è spesso assai migliore di un pessimo strumento di legno. però ripeto: per il tuo scopo va bene il tuo acquisto. Ma parliamo di un'altra cosa. ciao e buone suonate!

(Data originale:25/10/2008 21:05:42 )

Diego (diegobertagna1987@hotmail.com) ha detto...

Il mio acquisto e' comunque un soprano....sul fatto che un flauto in resina ben fatto suon imeglio di un pessimo legno non c'e' dubbio....ho dovuto acquistarlo a 440 Hz perche' non suoniamo musica barocca....certo, il mio standard non e' professionale, ma mi accontento, anche perché 420 euro (ripeto, io l'ho pagato meno) sono vermante molti per me. Ciao e grazie della risposta!

(data originale: 19/11/2008 16:37:10 )

Furio (vulfila@libero.it) ha detto...

Ciao Gianluca e ciao a tutti! Stavo pensando di comprare un flauto dolce con cui giocare a tempo perso e sono capitato su questo blog dove ho trovato i tuoi consigli, molto chiari. Ho deciso di acquistare un Yamaha serie 300 di plastica che mi sembrava un discreto compromesso fra qualità (sono un musicista, sia pure dilettante) e prezzo. Oggi ho girato alcuni grandi negozi di Roma (Roma, non paesino sperduto). Nessuno aveva il Yamaha in questione, nessuno aveva alternative (qualche Moeck di legno di quelli che sconsigli così efficacemente) e nessuno me lo ordinava. Non me lo ordinavano nemmeno quelli che sul sito della Yamaha erano indicati come rivenditori ufficiali Yamaha di strumenti a fiato... Io sono adulto e testa di legno e cercherò ancora ma è possibile una cosa del genere? Un abbraccio a tutti i flautisti "dolci"

(Data originale:03/01/2009 21:33:25 )

Diego ha detto...

Io abito in Versilia, dove mi e' capitata la solita cosa, dove ui negozianti non facevano l'ordine,a mio parere perche' non conveniva mobilitarsi solo per un pezzo. Poi a Viareggio, appena fuori della Versilia c'e' un negozietto veramente ben gestito, scoperto quasi per caso... non solo sono stato consigliato, ma mi hanno fatto l'ordine, fatto un 25% di sconto, regalato la custodia e l'olio Yamaha per la manutenzione....continua a cercare!!

(Data originale: 07/01/2009 10:00:35)

Gianluca Barbaro ha detto...

Scusate il ritardo nella risposta. Sì, la situazione a volte è desolante: come dico nel post, anche a Milano c'è praticamente solo un negozio che li tiene regolarmente... Forse a questo punto conviene cercarli online, per esempio su ebay: si paga qualcosa di spedizione ma magari il prezzo di partenza è anche migliore del listino...

(Data originale: 19/01/2009 10:50:01 )

Anonimo ha detto...

Ciao Gianluca, ciao a tutti.

Alla fine il mio Yamaha serie 300 contralto diteggiatura barocca l'ho trovato, in un negozio di Roma (se volete vi do l'indirizzo) che ha anche un sito online.

Avendo comprato a scatola chiusa un prodotto industriale e non essendo affatto esperto non so dirvi a quali delle quattro categorie illustrate da Gianluca appartenessero i tanti flauti che avevano in negozio, però ne avevano proprio tanti.

Lo Yamaha 300 l'avevano disponibile ed è proprio un bell'oggetto in sé anche se è di plastica. Per quello che posso capirne io il suono non è sontuoso ma è comunque morbido e mi perdona in parte gli errori da principiante non producendo quei fischi terrificanti tipici dei plasticoni da scuola media.

Se ne comprate uno fate attenzione perché anche i 300 possono avere la diteggiatura tedesca mentre non sono disponibili (peccato) col diapason abbassato cosa che non dovrebbe poi essere difficile da ottenere, industrialmente.
Ma tant'è.

Torno ad assordare i vicini, ciao a tutti.

Furio (vulfila@libero.it)

Anonimo ha detto...

Salve!
Sono nuovo del blog, l'ho scoperto da poco e sono molto interessato alla questione dell'acquisto dei flauti dolci.
Premesso che sono un fagottista con una passione viscerale per il flauto dolce in quanto è stato il primo strumento che ho imparato a suonare (grazie mamma!!!), ho in mio possesso un sopranino Aulos in plastica, un soprano mollenhauer (modello Studio) e un Aulos in plastica, un contralto Yamaha in plastica (un entry level, comunque), un tenore Angel in plastica, un basso Hahl in plastica.
Si tratta di flauti con poche pretese (forse il Mollenhauer si salva un po'...) quasi tutti acquistati a prezzi bassi (il basso 61 euro compresa la spedizione dalla Germania, il soprano Aulos 12 euro, il contralto 20, il tenore poco più di 60, il sopranino 25, il soprano Mollenhauer è un regalo ma sul sito della casa produttrice è indicato a listino a 60 euro). Sopranino e basso hanno diteggiatura barocca mantre tutti gli altri quella tedesca.
Mi sto "convertendo" alla diteggiatura barocca spinto anche da un mio amico/collega che mi ha fatto una testa così in merito.
Vorrei quindi acquistare almeno un altro contralto a diteggiatura barocca e non so cosa mi conviene fare. Un altro Yamaha di plastica? Oppure un Aulos, un Mollenhauer, un Moeck, un... che cosa? Fatemi sapere.
Abito in Sicilia nella provincia di Catania, qui ho trovato un negozio con persone disponibili e forse un altro negozio lo riesco a trovare.
Consigliate pure negozi in altre città oppure su internet.
Su eBay non è che mi fidi, oltre che qualche venditore tedesco che mi sembra molto corretto. Solo che propongono flauti di plastica molto (forse troppo) economici.
Ovviamente non ho molti soldi da spendere.
Non ho velleità musicali pazzesche ma vorrei poter suonare musica in concerto senza troppe pretese ma con molta soddisfazione e in maniera dignitosa.
Non so se ho reso bene l'idea.
Fatemi sapere i vostri pareri.
Un saluto a tutti e complimenti per il blog!

Mario

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