venerdì 16 novembre 2007

Il Suono-Pinocchio

Recentemente un insegnante mi ha fatto riascoltare la colonna sonora del Pinocchio di Comencini, la bellissima versione TV del 1972.
Le musiche erano state scritte ed eseguite da Fiorenzo Carpi, uno dei più importanti autori italiani di musica da film e teatro, scomparso nel 1997.
Il senso didattico di questo ascolto era meno ovvio di quel che si può pensare. Fra gli ideali timbrici che il flauto dolce ha da offrire c'è anche il suono tremolante e povero che Fiorenzo Carpi ha nel Viaggio in groppa al tonno (se ne può ascoltare un pezzetto qui), che poi altro non è che il suono che tutti i principianti hanno. Non si tratta però solo di un esempio negativo: in realtà quel suono è perfetto per quella musica e per la destinazione d'uso che aveva, a ennesima dimostrazione del fatto che tutto è relativo e che bisognerebbe pensarci tre volte prima di criticare il suono di chiunque.

Nei mesi seguenti, questa esperienza d'ascolto ha continuato a tornarmi alla mente e alla fine credo di avere capito perché. Mi sono accorto che il Pinocchio al quale pensiamo tutti d'istinto è quello di legno, il burattino scombinato e monello che ne fa di tutti i colori. Ma il senso più profondo della fiaba di Collodi invece sta (moralisticamente) nella sua aspirazione a diventare bambino in carne e ossa, attraverso la crescita (e la redenzione, dovrei aggiungere). Personalmente trovo questa parte della fiaba troppo didascalica e pedagogica (al di là delle intenzioni, forse ironiche, di Collodi), eppure si adatta bene a fare da similitudine per il flauto dolce.

Il "suonino" alla Fiorenzo Carpi è proprio come il Pinocchio-burattino: è quella la prima cosa cui la maggior parte delle persone pensa riguardo al flauto dolce.
Mi spiego meglio: il senso della fiaba sta nella trasformazione finale in bambino, eppure il Pinocchio che in realtà abbiamo in mente è il burattino.
Allo stesso modo, l'ideale timbrico cui il flauto dolce tende è ben diverso dal "suonino" alla Carpi, eppure è a quello che la maggior parte delle persone pensa riguardo al flauto dolce.
Quindi, così come Pinocchio da burattino diventa uomo, il flauto dolce da piffero o fischietto deve diventare vero strumento musicale.

Come si fa? Evidentemente come Pinocchio: mettendo la testa a posto e impegnandosi a fare le cose come si deve :), ovvero lavorando esplicitamente sul suono, che altro?

Il problema è che non sono solo i profani a non considerare il suono "nobile" del flauto dolce. Molti amatori si accontentano troppo facilmente di emettere note più o meno giuste trascurandone il timbro, ma non è infrequente ascoltare anche professionisti con suoni forse acerbi, o comunque poco flessibili: magari belli ma assolutamente immodificabili. In questo modo qualunque cosa sembra suonare sempre nello stesso modo, se eseguita al flauto dolce.

Invece basta non andare troppo lontano e prendere una qualunque registrazione di Frans Brüggen per accorgersi di quante sfumature egli riesca a mettere in campo e di come, in definitiva, il suo "bel suono" dipenda proprio da quella ricchezza ed elasticità timbrica.

Da allievo so bene quanto difficile, lungo e a volte disarmante sia il lavoro sul suono, e cerco di tenere sempre a mente la meta finale, altrimenti avrei già cessato da tempo questi sforzi e mi sarei accontento di un suono-Pinocchio. Chiedo agli altri allievi (amatori o professionali): lavorate su questo in maniera esplicita e con tecniche specifiche? Il vostro insegnante si mostra consapevole di questo, o vi lascia semplicemente spifferare come meglio potete?

Nel flauto dolce tutto si ripercuote sul timbro: l'intonazione, l'articolazione, il movimento delle dita, il supporto nella respirazione. Eppure ho l'impressione che tutte queste cose, cui ogni suonatore sicuramente dedica molto tempo, se messe insieme in maniera sia pur ottimale non daranno da sole un bel suono. Il flauto dolce è uno strumento bastardo dentro: se la mattina scendete dal letto col piede sbagliato si sentirà nel suono. È terribilmente trasparente: tutto quello che avete dentro si sente fuori.
E allora forse quella di Pinocchio è più di una metafora: per avere un bel suono a volte è necessario cambiare qualcosa di se stessi e del proprio approccio profondo alla musica e alla pratica strumentale, smetterla di essere solo marionette.

lunedì 5 novembre 2007

Chiudere i fori con le dita... di lattice


Qualche tempo fa ho pubblicato un post sull'utilizzo del nastro adesivo come "terza mano": chiudendo permanentemente i fori di pertinenza della mano sinistra con del nastro adesivo è possibile concentrarsi sulla sola mano destra per alcuni esercizi che in quell'articolo suggerivo.

Questo metodo ha alcuni inconvenienti, principalmente il dover comunque applicare della colla (quella del nastro adesivo) allo strumento, il fatto di essere una modifica semi-permanente (non si può togliere e mettere a piacimento) e infine il non essere utilizzabile su flauti di legno (meglio evitare la colla su tali strumenti).

Propongo quindi una semplice modifica: utilizzare le dita di un guanto in lattice. Com'è noto, tali guanti sono stati originariamente prodotti per uso medico ma si trovano oramai ovunque (nel solito ipermercato, per esempio) a un costo ridotto, vista la loro utilità generale in ambito casalingo.

Per i nostri scopi sarà sufficiente tagliare alla base mignolo e anulare da un guanto, e tagliarne quindi la punta (vedi la foto a fianco). In questo modo otteniamo una sorta di guaina che possiamo agevolmente applicare al flauto. Per l'inserimento è consigliabile rimuovere la campana (di un contralto) e procedere quindi dalla parte più rastremata a quella di maggior diametro, così da avere un'aderenza migliore ai fori (evitando di estendere troppo il materiale). Come si vede nella seconda foto, i due pezzi vanno fatti scorrere e sovrapposti fino a coprire i fori della posizione Do sul contralto (0123).

Una nuova applicazione
Gli esercizi che si possono fare sono gli stessi riportati nel post sul nastro adesivo, ai quali ne vorrei aggiungere un altro. Con un contralto così modificato provate a suonare con entrambe le mani qualunque frammento musicale che ricopra tutta l'estensione dello strumento, ad esempio una scala di Fa maggiore di due ottave (la mano sinistra lavorerà sui fori già chiusi dal lattice). Gli unici suoni udibili dovrebbero essere i primi della scala, ovvero Fa, Sol, La, Sib (con e senza mignolo) e Do, questo perché anche quando con le dita prendete posizioni diverse, il lattice non vi permetterà di andare oltre il primo Do.

Lo scopo dell'esercizio è di non ottavizzare il suono, cioè continuare a udire i suoni della prima metà della prima ottava anche quando mentalmente e con le dita stiamo suonando note più acute. Se con Fa maggiore vi sembra facile, provate a suonare anche scale in altre tonalità e a velocità diverse. Se il suono non si "sporca" mai e resta sempre nella prima metà della prima ottava, complimenti! Questo esercizio è per voi superfluo.

Se invece incontrate alcune difficoltà, ecco una possibile spiegazione.
La velocità dell'aria immessa nello strumento varia a seconda dell'altezza della nota emessa: questa circostanza è stata persino misurata diverse volte con strumenti meccanici. Il punto è però come e quanto varia, e se la cosa sia sotto il nostro controllo o meno. Infatti, spesso tendiamo a collegare inconsapevolmente un aumento di pressione dell'aria con alcune note di più difficile emissione (per esempio il fa del terzo registro). Idealmente, invece, la pressione dovrebbe restare costante e comunque sotto il controllo consapevole della nostra volontà. Con l'esercizio qui proposto si dovrebbe riuscire a slegare un po' di più il movimento delle dita dal controllo dell'aria e ottenere quindi una maggiore omogeneità di suono lungo l'estensione dello strumento.

In viaggio
Infine, un'ultima soluzione "usa e getta" per bloccare i fori della mano sinistra: usare della semplice pellicola da cucina. Tagliatene una striscia larga quanto metà del corpo centrale del flauto e avvolgetela strettamente intorno ai fori della mano sinistra, come si vede nella foto qui a fianco.