lunedì 22 ottobre 2007
Note di rilascio - Amarilli Mia Bella
Ecco il testo originale della canzone:
Amarilli mia bella,
Non credi, o del mio cor dolce desio,
D'esser tu l'amor mio?
Credilo pur, e se timor t'assale,
Prendi questo mio strale,
Aprimi il petto e vedrai scritto in core:
Amarilli, Amarilli, Amarilli è il mio amore.
Questa versione del tema è tratta dal primo libro del Der Fluyten Lust-hof di Jacob van Eyck, la famosa raccolta di temi e variazioni per flauto dolce solo pubblicata ad Amsterdam nel 1644.
Il brano è stato riarmonizzato e riarrangiato in chiave jazz latin, con l'aggiunta di una cadenza finale.
Scheda tecnica
Titolo: Amarilli Mia Bella
Autore: Giulio Caccini, trascrizione: Jacob van Eyck, riarmonizzazione: Gianluca Barbaro
Tastiera, flauto dolce e arrangiamento: Gianluca Barbaro
Flauto dolce contralto in plastica Aulos mod. 309A-E
Piano digitale Roland FP-9
Apple Logic Express ver. 7.2 su Mac G4
Link: http://www.myspace.com/gianlucabarbaro
lunedì 15 ottobre 2007
Vecchie Storielle, la SIFD e l'Accademia
Avete presente le rubriche del tipo "Come ridevano negli anni '20", dove sono riproposte barzellette tratte da giornali d'epoca? Quello che interessa il lettore contemporaneo non è ovviamente la barzelletta in sé ma il fatto che i nostri nonni e bisnonni ridessero di quelle scemenze. Ovvero: ci fa ridere il fatto che a loro quelle cose facessero ridere, no?
Leggendo i vecchi numeri de Il Flauto Dolce, la rivista della SIFD, Società Italiana del Flauto Dolce, a volte si può vivere un'esperienza analoga: non è tanto interessante quello che vi scrivevano trenta e più anni fa, ma il fatto che ritenessero di dover dire quelle cose. Farò subito un esempio, ma prima una piccola ricapitolazione per tutti.
La SIFD è nata all'inizio degli anni '70 dopo una serie di esperienze di corsi di flauto dolce tenuti dalla fine degli anni sessanta in poi. Ha dato vita ai corsi annuali di Urbino e pubblicato 19 numeri de il Flauto Dolce in quasi vent'anni, prima di arrivare nel tempo a:
- cambiare nome in FIMA, Fondazione per la Musica Antica;
- trasformare la rivista Il Flauto Dolce in Recercare;
- rinominare definitivamente l'evento annuale di Urbino da "Corso di flauto dolce" nell'attuale "Corso Internazionale di Musica Antica".
Insomma, aggiungete se volete anche quanto scritto nel post su Brüggen e avrete forse più chiaro il bel quadro di smobilitazione e disimpegno dal flauto dolce avvenuto negli anni '80. C'è talmente tanto da dire su questo tema (e, per quanto mi riguarda, ancora da scoprire) che sicuramente ci torneremo su in futuro.
Invece il messaggio di questo post è, per il momento: quello che è accaduto non è stato (solo) il riflesso di un clima culturale generale (i famigerati anni '80, con Reagan, la Thatcher e i paninari), ma il risultato finale di atteggiamenti che erano presenti nel "movimento" del flauto dolce fin dagli inizi degli anni '70.
Un esempio?
Nel Notiziario de Il Flauto Dolce numero 5, 1974, pagg. 34-35, compare il seguente trafiletto integralmente tratto dalla «Gazzetta di Mantova»:

Questo articolo è stato riportato sulla rivista per complimentarsi per l'iniziativa? Per dare risalto a un avvenimento di successo che coinvolgeva il flauto dolce? Per creare emulazione fra i vari insegnanti presenti sul territorio nazionale e moltiplicare simili occasioni?
In realtà, ecco cosa è stato scritto appena sotto la fine del ritaglio precedente da un Redattore il cui nome non è purtroppo indicato nel colophon di quel numero:
Domande, domande, domande!
Non è sorprendente che sull'unica rivista italiana allora dedicata al nostro strumento, in un periodo che ancora oscillava fra pionierismo e "professionismo", si riporti una notizia sicuramente minore e locale con il solo (evidente) scopo di rampognarne il protagonista?
E non è interessante che in un ambito (la musica antica in generale e il flauto dolce in particolare) allora ancora parzialmente anti-accademico e di tendenza popolare si cominciassero a metter nero su bianco censure tipiche dell'accademismo nostrano?
E non è curioso che la natura di tali rampogne non avesse nulla a che vedere con il modo in cui lo strumento venisse suonato e insegnato, ma solo con la provenienza dei repertori proposti?
Tornerò ancora sull'argomento, se ne avrò il tempo in futuro, ma per il momento vorrei chiudere con ancora alcune domande.
Per quale motivo al redattore SIDF è apparso essere meglio, in quello che sembra poco più di un saggio scolastico di provincia, eseguire musiche del repertorio originale anziché canzoni degli anni '30?
Forse perché il repertorio originale ha bisogno di lavoro filologico prima di essere eseguito? O perché altrimenti le decine di carriere accademiche costruite su tale lavoro non avrebbero avuto tali esiti felici? Oppure perché un certo elitarismo serpeggiava nel "movimento" fin dall'inizio, per poi prenderne il controllo?
Non conosco le risposte a queste domande, ma certo a qualcuno deve essere sembrato pericoloso che un qualunque insegnante di provincia (per giunta di estrazione bandistica) si appropriasse del flauto dolce e vi facesse studiare ai propri allievi musiche non "certificate" come autentiche.
Un'ultima domanda: non sembra anche a voi che le stesse "sacre vestali" dell'autenticità nella prassi nel flauto dolce si siano talmente avvitate su se stesse da voltare le spalle - alla fine - al flauto dolce stesso e transustanziarsi in profetesse della Musica Antica in generale?
giovedì 11 ottobre 2007
Il sabato del flautaggio
A Padova si è tenuta la IV Giornata di Studi sul Flauto Dolce dell'ERTA Italia. Ecco il programma previsto:
10.00 Saluti del Presidente
10.15 S. BRAGETTI (Conservatorio della Svizzera Italiana). Il flauto dolce fra postmodernità e pensiero pendolare.
11.00 D. SALVATORE (Conservatorio di Bologna). I Quaderni dell'Erta Italia.
11.45 L. DRAGANI (U. O. di Geriatria e Lungodegenza dell'Ospedale di Casoli, Chieti). Il Respiro della Musica: fisiopatologia dello strumentista a fiato.
12.15 M.G. FIORENTINO (Padova). The Modern Recorder Player di Walter van Hauwe.
13.00 Pausa pranzo
14.30 Tavola rotonda dei costruttori italiani di flauti dolci
G. ANDREOLA (Sondrio). Voicing e tuning dei flauti del Gemeentemuseum dell'Aja.
F. LI VIRGHI (Orte). Influenza dei materiali sulle prestazioni e sul timbro del flauto dolce.
P. SOPRANZI (Pernumia). Il flauto dolce: miti, leggende e controinformazione.
16.00 Mostra di flauti dolci
17.30 Chiusura dei lavori
18.00 Concerto: Maria Giovanna Fiorentino, flauto dolce e Pier Luigi Polato, arciliuto. Musiche di F. Couperin, B. Gianoncelli, J. Hotteterre, A. Corelli
Purtroppo Giacomo Andreola non è potuto intervenire per motivi di salute, ma i due costruttori di flauti dolci Li Virghi e Sopranzi hanno comunque dato vita a una interessantissima discussione. In particolare, Pietro Sopranzi ha parlato della (scarsa) influenza del materiale del blocco rispetto alla formazione di condensa nel canale e della (invece fondamentale) importanza della forma e della qualità costruttiva del canale stesso: un canale ben realizzato, indipendentemente dal materiale di cui è fatto il blocco, tenederà a formare molto meno condensa di uno costruito malamente.
Gli interventi dei relatori verranno pubblicati sui prossimi numeri de i Quaderni dell'ERTA, la rivista quadrimestrale dell'ERTA Italia.
Ecco qualche immagine dell'evento.
Stefano Bragetti |
Daniele Salvatore |
Maria Giovanna Fiorentino |
Francesco Li Virghi |
Pietro Sopranzi |
Preso in tutta fretta il treno per Milano, c'è stato il tempo di arrivare per le nove di sera in quel di Garlate (LC), dove si è tenuto un concerto del gruppo Laudanova. Eccone i componenti:
Giovanni Sorgente: voce, toun toun
Tullio Visioli: voce, flauti dolci, harmonium
Elisabetta Crinella: flauto traverso
Riccardo Crinella: laud, saz
Gianfranco Benigni: violoncello
Pierpaolo Benigni: daf, darrabuka, udu
Come si nota subito, la formazione è ricca di strumenti extra-europei e tratti dalle tradizioni musicali mediterranee e mediorientali. Il gruppo, guidato dal flautista dolce Tullio Visioli, ha eseguito magistralmente un programma in parte originale, in parte tratto dalle tradizioni cui si accennava, realizzando un accostamento di culture veramente ben riuscito e molto emozionante per gli ascoltatori.
Ecco alcune foto realizzate, purtroppo, solo con un telefonino.
Infine, nella medesima giornata il Daphne Recorder Quartet formato dai flautisti dolci Alessandro Nasello, Ottavio Brucato, Giuseppe Paradiso, Maurizio Parisi si è esibito a Frascati: ad avere avuto un jet personale, magari si faceva in tempo a sentire anche loro :)
lunedì 1 ottobre 2007
Blog a becco
Esiste una blogosfera italiana del flauto dolce?
Sorprendentemente sì, anche se chi legge questo blog forse già lo sa, e anche se gli scambi reciproci sono ancora molto scarsi.
Ad esempio, pochi ma molto interessanti sono i post di Eloy Cortinez sul blog contenuto all'interno del suo sito personale. L'ultimo post visibile al momento è sul "capovolgimento" della tecnica del flauto dolce: forse è inevitabile che chi voglia proporre qualcosa di nuovo si muova su Internet e viceversa :) Forza Eloy, dacci più post!
Quasi tutto un blog è invece il sito personale di Marco Domenichetti, flautista dolce milanese, che utilizza questa modalità per pubblicare i molti contenuti che arricchiscono il suo sito.
C'è un altro blog che forse è il primo aperto, quello di Paolo Faeti, medico parmigiano grande cultore del nostro strumento. Purtroppo, dopo soli sette post il blog si è fermato: speriamo che Paolo ci ripensi e riprenda a scrivere.
Anche se non dedicato al flauto dolce, il blog di Gremus (Bruno Italiano) merita una citazione per un post dedicato a come suonare il flauto dolce.
Appena inizialmente impostato è invece il blog di Sergio Saracino, musicista, insegnante e autore di un libro sul flauto dolce per le scuole. Il suo blog musicale e didattico è nato di recente ed è ancora fermo a pochissimi post: un incoraggiamento a proseguire va dunque anche a lui, forza!
Immagino che ci siano altri blog italiani dedicati al flauto dolce in giro per la rete e che altri nasceranno in futuro: aggiornerò questo post ogni volta che ne incontrerò uno nuovo o che me lo segnalerete.

