lunedì 2 luglio 2007

Alcuni suggerimenti per i professionisti del flauto dolce

Oggi forse sono in vena di prediche, ma dopo aver scritto questo post, ho pensato ad alcune cose che si potrebbero fare per migliorare la situazione generale del nostro strumento. Ecco quindi un "esalogo" (un po' provocatorio, lo ammetto) rivolto ai professionisti del flauto dolce (ma gli amatori sono, come sempre, i benvenuti…)


  1. Il vostro strumento si chiama flauto dolce (o diritto o a becco), e non solo "flauto", e voi siete flautisti dolci o dolcisti se preferite, non solo "flautisti". Storicamente (secoli fa) il "flauto" era quello diritto, mentre era quello traversiere a doversi specificare. Oggi - e da molto tempo oramai - i rapporti di forza si sono invertiti: il solo termine "flauto" indica chiaramente quello traverso. Chi si ostina a usarlo senza specificazioni per indicare il flauto dolce o è un noioso essere ammalato di "filologite", oppure ha così scarsa considerazione del proprio strumento da volersi confondere con i più apprezzati "cugini"… Dichiarate con orgoglio e precisione lo strumento che suonate!

  2. Non siete solo dei geni (facilmente incompresi) che si devono solo occupare della propria arte, ma degli esseri umani che agiscono nella realtà. A meno che non siate dei solisti di massimo livello, nessuno si occuperà per voi della vostra promozione e della comunicazione sulle vostre attività. Costa fatica, sembra un altro mestiere, ma se non lo fate probabilmente resterete nell'oscurità per tutta la vita! Fate uno sforzo di immodestia e pubblicizzate in ogni modo possibile le vostre attività.

  3. Se vi occupate di formazione professionale, pensate ai pregiudizi che i vostri allievi dovranno affrontare e preparateli a dovere, tecnicamente e psicologicamente. Anche se siete dei grandi artisti, l'insegnamento è un'attività a sé che richiede una preparazione specifica, anche teorica, e non solo esperienza sul campo. Vi siete mai preoccupati di questioni didattiche (musicali, ma non solo)? Approntate degli strumenti pedagogici specifici: il solo contatto con voi non basta a preparare i vostri allievi...

  4. Avete mai pensato al fatto che da soli non ce la potete fare a battere i pregiudizi sul nostro strumento, e che è quindi necessaria una rappresentanza di categoria efficace? O che un buon "movimento" di flautismo dolce può portarvi dei benefici personali? Delle varie esperienze associative nazionali che ci sono state in Italia, l'unica al momento attiva è l'ERTA: avete rinnovato l'iscrizione? Non vi piace come funziona? Allora partecipate alle assemblee e cercate di cambiare le cose, di dare un contributo. Proprio non vi piace l'ERTA? Allora fondate un'altra associazione e fatecelo sapere…

  5. Il vostro nemico non sono gli amatori. Non è colpa loro se godete di scarsa considerazione e non è da loro che dovete distinguervi. Gli amatori, al contrario, forniscono un sostrato fondamentale sia dal punto di vista economico (lezioni, libri, dischi, concerti, strumenti), sia come possibili futuri professionisti (o genitori di professionisti). Se il flauto dolce ha cattiva fama non è perché gli amatori suonino male, ma è perché i professionisti non fanno abbastanza per cambiare le cose. Cercate di distinguervi dai vostri cattivi colleghi, non dagli amatori.

  6. L'attività musicale è un corpo vivo, in continua evoluzione: non vi fermate a suonare sempre le stesse cose perché "questo è il repertorio del flauto dolce". Sperimentate sempre cose nuove, sia nell'ambito della musica antica, sia e soprattutto in quello della musica contemporanea. Il che non vuol dire per forza suonare Gesti di Berio o simili. Può voler dire anche trovare delle strade che possano interessare un pubblico più vasto, abituato ad altri linguaggi musicali. Il flauto dolce è uno strumento vivo: non trattatelo come se fosse il fantasma di un caro estinto.

III. "Il flauto dolce è solo uno strumento didattico e propedeutico, non professionale"

Leggende urbane sul flauto dolce

Di sicuro il flauto dolce è uno strumento didattico eccezionale: costa poco, ha facile emissione sonora, può avere dimensioni adeguate alle mani di un bambino, è facilmente reperibile. Di contro ha un difficile controllo dell’intonazione e una difficile resa timbrica, circostanze che sono all’origine di tanta sua cattiva fama.
Ma è anche uno strumento professionale? Senza voler giocare con le parole, dipende però tutto da cosa intendiamo per “professionale”. Seguendo l'odore dei soldi (ché a farlo si sbaglia di rado), potremmo dire che

è professionista solo chi si guadagna da vivere prevalentemente tramite il flauto dolce

(suonandolo, insegnandolo, scrivendone o tutte queste cose messe insieme). In questo senso di professionisti ce ne sono molti al mondo (e qualcuno in Italia), di conseguenza il flauto dolce è uno strumento professionale.

Questa definizione di “professionista” tuttavia lascia molto a desiderare, poiché elimina tutti coloro i quali fanno un eccellente lavoro con lo strumento, sicuramente di livello professionale, ma senza guadagnarci da vivere.
In effetti, il mio vecchio dizionario Garzanti della lingua italiana riporta due accezioni per il termine professionalità:

  1. il carattere professionale di un'attività, cioè il fatto che chi la esercita ne tragga un guadagno continuativo
  2. capacità professionale, competenza; serietà e rigore nell'esercitare un'attività.
Mi sembra evidente che la seconda definizione renda conto di tutti quegli operatori professionali del flauto dolce che non riescono a vivere solo di questo strumento.
La questione sembrerebbe così risolta, eppure sono convinto che questo ragionamento non sia affatto convincente per molti. In effetti, sembra aleggiare un corollario, una precisazione a questa leggenda urbana, ovvero:

certo, i virtuosi fanno eccezione.

Il che vorrebbe dire: il flauto dolce è solo uno strumento didattico, ma ci sono alcuni suonatori talmente bravi da rappresentare delle eccezioni viventi a questo fatto. Ovvero: la presenza di virtuosi è possibile in ogni attività umana, ma questo non cambia il fatto che il flauto dolce non sia, di per sé, uno strumento professionale.

Credo che questa convinzione possa sussistere solo nell'ignoranza, ovvero in chi non sappia quante scuole di formazione professionale per il flauto dolce ci siano al mondo (tantissime!) e quanto molti dei cosiddetti virtuosi in realtà non suonino né meglio né peggio di tanti altri (quasi tutti!).
Se nella mente di una persona è assente la nozione di "professionista" del flauto dolce, è scontato che quando se ne trovi di fronte uno non riesca a identificarlo altrimenti che come un'eccezione, ovvero come virtuoso. È un circolo vizioso, duro a rompersi.

Cosa si può fare? Nessuno ha la ricetta perfetta, ma forse è possibile cominciare dalle piccole cose, alcune delle quali ho cercato di elencare in questo post.


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