Oggi forse sono in vena di prediche, ma dopo aver scritto questo post, ho pensato ad alcune cose che si potrebbero fare per migliorare la situazione generale del nostro strumento. Ecco quindi un "esalogo" (un po' provocatorio, lo ammetto) rivolto ai professionisti del flauto dolce (ma gli amatori sono, come sempre, i benvenuti…)
- Il vostro strumento si chiama flauto dolce (o diritto o a becco), e non solo "flauto", e voi siete flautisti dolci o dolcisti se preferite, non solo "flautisti". Storicamente (secoli fa) il "flauto" era quello diritto, mentre era quello traversiere a doversi specificare. Oggi - e da molto tempo oramai - i rapporti di forza si sono invertiti: il solo termine "flauto" indica chiaramente quello traverso. Chi si ostina a usarlo senza specificazioni per indicare il flauto dolce o è un noioso essere ammalato di "filologite", oppure ha così scarsa considerazione del proprio strumento da volersi confondere con i più apprezzati "cugini"… Dichiarate con orgoglio e precisione lo strumento che suonate!
- Non siete solo dei geni (facilmente incompresi) che si devono solo occupare della propria arte, ma degli esseri umani che agiscono nella realtà. A meno che non siate dei solisti di massimo livello, nessuno si occuperà per voi della vostra promozione e della comunicazione sulle vostre attività. Costa fatica, sembra un altro mestiere, ma se non lo fate probabilmente resterete nell'oscurità per tutta la vita! Fate uno sforzo di immodestia e pubblicizzate in ogni modo possibile le vostre attività.
- Se vi occupate di formazione professionale, pensate ai pregiudizi che i vostri allievi dovranno affrontare e preparateli a dovere, tecnicamente e psicologicamente. Anche se siete dei grandi artisti, l'insegnamento è un'attività a sé che richiede una preparazione specifica, anche teorica, e non solo esperienza sul campo. Vi siete mai preoccupati di questioni didattiche (musicali, ma non solo)? Approntate degli strumenti pedagogici specifici: il solo contatto con voi non basta a preparare i vostri allievi...
- Avete mai pensato al fatto che da soli non ce la potete fare a battere i pregiudizi sul nostro strumento, e che è quindi necessaria una rappresentanza di categoria efficace? O che un buon "movimento" di flautismo dolce può portarvi dei benefici personali? Delle varie esperienze associative nazionali che ci sono state in Italia, l'unica al momento attiva è l'ERTA: avete rinnovato l'iscrizione? Non vi piace come funziona? Allora partecipate alle assemblee e cercate di cambiare le cose, di dare un contributo. Proprio non vi piace l'ERTA? Allora fondate un'altra associazione e fatecelo sapere…
- Il vostro nemico non sono gli amatori. Non è colpa loro se godete di scarsa considerazione e non è da loro che dovete distinguervi. Gli amatori, al contrario, forniscono un sostrato fondamentale sia dal punto di vista economico (lezioni, libri, dischi, concerti, strumenti), sia come possibili futuri professionisti (o genitori di professionisti). Se il flauto dolce ha cattiva fama non è perché gli amatori suonino male, ma è perché i professionisti non fanno abbastanza per cambiare le cose. Cercate di distinguervi dai vostri cattivi colleghi, non dagli amatori.
- L'attività musicale è un corpo vivo, in continua evoluzione: non vi fermate a suonare sempre le stesse cose perché "questo è il repertorio del flauto dolce". Sperimentate sempre cose nuove, sia nell'ambito della musica antica, sia e soprattutto in quello della musica contemporanea. Il che non vuol dire per forza suonare Gesti di Berio o simili. Può voler dire anche trovare delle strade che possano interessare un pubblico più vasto, abituato ad altri linguaggi musicali. Il flauto dolce è uno strumento vivo: non trattatelo come se fosse il fantasma di un caro estinto.

