mercoledì 20 giugno 2007

Il nastro adesivo come "terza mano"

È da qualche tempo che ho dedicato uno dei miei flauti di plastica (decisamente il più brutto) a un particolare tipo di studio: si è trattato di una modifica esclusiva, essendo adesso il flauto inutilizzabile in un contesto normale.

Ho infatti applicato del nastro ai fori di pertinenza della mano sinistra, come si vede dalle foto. In questo modo, la nota emessa senza utilizzare le dita è diventata un Do (si tratta infatti di un contralto), per cui è come avere una mano sinistra "virtuale" sempre con tutte le dita abbassate.

Il nastro usato per evitare di rovinare troppo il flauto è uno "storico" Magic Tape 810 della 3M, che molti di voi conosceranno bene per la sua trasparenza (e questo ci interessa meno) e per la sua colla resistente ma facilmente ripulibile (questo ci interessa di più, inoltre sembra essere anche ben resistente all'umidità). Naturalmente esistono molti altri nastri adatti a questo scopo: usate quello che vi sembra il migliore come tenuta e nell'ottica di ripristinare il vostro flauto alle condizioni originarie, prima o poi.

Perché fare tutto questo? L'idea di base l'abbiamo già vista: poter disporre di una mano in più, anche se fissa. Avrete notato infatti quanto venga comodo poter sostenere il flauto con la mano destra mentre facciamo esercizi con la sola mano sinistra, così come mostrato nella foto a fianco (sulla natura di questi esercizi "a corpo libero" spero di riuscire a parlare diffusamente in futuro): questo libera da gran parte della tensione generata dalla mano destra che, pur non essendo in uso, se fosse nella sua posizione canonica rimarrebbe "attivata", facendoci perdere un pezzetto della nostra concentrazione. Purtroppo in condizioni normali non è possibile sfruttare la stessa possibilità a mani invertite: se infatti lasciassimo solo la mano destra in posizione e utilizzassimo la sinistra come sostegno, normalmente otterremmo dei suoni e delle altezze che ricordano troppo poco quelli originari.
È ovvio a questo punto che l'utilizzo del nastro qui proposto risolve questo problema. Potremo quindi esercitare anche la mano destra, lasciando che la sinistra sostenga lo strumento e liberando così anche il pollice destro (come mostrato nella foto a fianco), cosa molto utile per studiare dei passaggi difficili. Se invece utilizziamo in maniera canonica il pollice destro, la mano sinistra potrà semplicemente rimanere in posizione rilassata, così dimenticandocene.

Ci sono altri due utilizzi del flauto così modificato che ritengo molto utili, ovvero l'esercizio della lingua e del fiato. Nel primo caso, trovo efficace poter esercitare vari tipi di articolazione semplice o multipla con un suono del registro grave, senza per questo dover pensare a tenere le dita sullo strumento.
Anche per la respirazione è utile avere una nota più grave (del solito Sol/Sol# che si ottiene sul contralto senza chiudere alcun foro) per emissioni lunghe ma anche per esercitare la respirazione continua (che forse non sarà in cima alle vostre preoccupazioni, ma ciononostante si può utilizzare sul flauto dolce e ha bisogno di essere esercitata a tutte le altezze). Per entrambi gli ambiti appena esposti, articolazione di lingua e respirazione, idealmente si potrebbero utilizzare anche dei pezzettini di nastro da applicare temporaneamente ai fori della mano destra, in maniera da ottenere gli stessi benefici su esposti anche su note più gravi (e magari più deboli o esili).

martedì 19 giugno 2007

Una piccola festa di flauti dolci

A chi è capitato di assistere a qualche spettacolo presso l'Auditorium della storica milanese Radio Popolare, non sarà certo sfuggito il bar che si trova lì a fianco: un locale piccolo ma molto accogliente nel quale è impossibile entrare nelle serate di maggiore affluenza all'Auditorium, talmente si riempie di gente.
È proprio il "baretto" di RadioPop che si cela dietro la dicitura "Associazione Culturale Enosud" con la quale avevo dato la notizia di un concerto sul NIFD qualche giorno fa.
Essendo stato, insieme ad altri, invitato a partecipare, ho anche raccolto alcune foto che qui vi mostro.
La maggior parte dell'esibizione è stata tenuta da piccoli gruppi che suonano normalmente insieme, ma il tutto si è concluso con dei pezzi a dodici preparati e provati solo un'ora prima dell'esibizione: tre brani a cinque voci con raddoppi e triplicazioni varie, un vero divertimento! Il pubblico che gremiva la sala, composto non solo da parenti e amici ma anche da avventori casuali, sembra avere gradito :)

Mandatemi le foto dei vostri meeting pubblici: le pubblicherò volentieri!

Da sinistra: Daniele Bragetti, Guido Grugnola, Gianluca Barbaro, Paola Gallotti, Lorenzo Ghelfi Rita Perego, Paola Antonucci, Stefania Bai, Maurizio Busi, la piccola Chiara, Elena dal Cortivo, Seiko Tanaka

venerdì 8 giugno 2007

II. "Il flauto dolce non ha dinamica"

Leggende urbane sul flauto dolce

S’intende in musica con dinamica la possibilità di suonare a diversi volumi (o ampiezze) di suono, ovvero dal fortissimo al pianissimo. Nel flauto dolce la colonna d’aria che produce il suono è inizialmente costretta attraverso il canale dell’imboccatura, che è di dimensioni non modificabili. Questa circostanza è la causa del fatto che soffiando più “forte” nel flauto dolce la nota cresce, ovvero si alza di altezza oltre che di volume, e viceversa soffiando di meno la nota cala, si abbassa di frequenza. È dunque fuori di dubbio che, dovendo suonare intonati, non si può abbassare o alzare il volume del suono agendo sulla pressione/quantità dell’aria soffiata.
Questo fatto è all’origine di questa leggenda urbana. L’errore consiste nel credere che non ci siano altri mezzi dinamici se non soffiare di più o di meno. Dato che l’orecchio percepisce prima la variazione di volume e solo in un secondo momento la “stonatura”, possiamo comunque variare la pressione dell'aria e ottenere un piccolo risultato dinamico, ma solo di pochissimo. In realtà ci sono almeno altri tre mezzi, che non ho certo la pretesa di insegnare qui ma solo di segnalare.

Articolazione
Il primo lo conosciamo forse tutti e si chiama articolazione. Semplicemente agendo sulla “pronuncia” della nota riusciamo a dare la sensazione di diversi piani sonori. Se aggiungiamo a questa tecnica la leggerissima variazione di pressione che si diceva poc'anzi, otteniamo un effetto molto percepibile, anche se non molto ampio.

Risonanza
Il secondo mezzo dinamico ha a che fare con i fenomeni della risonanza e delle armoniche. Ciascun suono, anche se percepito come singolo, in realtà è la somma di più suoni contemporanei, fra di loro in relazione matematico-fisica ben precisa. Questi suoni sono detti armoniche (o armonici, o parziali). Il timbro stesso di uno strumento è fortemente determinato da quanti, quali armonici sono presenti e ciascuno di quale intensità (ma non è solo questo a determinare il timbro).
La risonanza è invece un fenomeno di “simpatia” fra suoni che hanno componenti armonici in parte sovrapposti. È la ragione per la quale il pianoforte “vibra” mentre suonate una nota con il flauto o con qualunque altro strumento (ancora di più se premete il pedale destro). È anche la ragione per la quale il pianoforte stesso, come anche tanti altri strumenti, è dotato di cassa di risonanza ovvero una struttura, per lo più in legno, che entrando in risonanza con i suoni prodotti dallo strumento ne amplifica il suono. Il volume aumenta perché il suono è prodotto da più elementi vibranti intonati e contemporanei e non da uno solo, come sarebbe senza cassa. Il flauto dolce non ha una cassa di risonanza propria ma, come ogni cantante sa è il corpo stesso a esserlo. Imparando a emettere suoni ricchi di armonici e a controllare la risonanza del corpo, non solo si ottiene un timbro più gradevole e una proiezione del suono maggiore, ma è anche possibile ridurre il volume del suono diminuendo o “spegnendo” queste due caratteristiche. Ovvero, semplificando:

  • più armonici e risonanza -> maggior volume
  • meno armonici e risonanza -> minor volume.
Filtraggio
Il terzo mezzo dinamico riguarda invece le dita, e credo sia altrettanto ben noto presso chi suona il flauto dolce. La regola generale è: se soffio più forte e il suono cresce, allora posso abbassarlo aggiungendo delle dita; viceversa se suono più piano e il suono cala, allora posso alzarlo togliendo delle dita. Detto chiaramente: la mia impressione personale è che questa sia la tecnica definitiva per suonare dinamicamente con il flauto dolce, ma è anche un… ginepraio! L’intonazione è in generale un tema già così delicato che inserirvi anche un'estrema mobilità delle dita per correggerla sembra essere una cura peggiore del male. In realtà, forse basta acquisire elasticità seguendo alcune regolette o usi:
  1. nel correggere l’intonazione, aggiungere dita con la mano destra e toglierle con la sinistra (salvo eccezioni o impossibilità)
  2. intonare gli intervalli a orecchio, con un suono di riferimento fisso (ovvero tramite battimenti)
  3. dare quindi sempre e comunque un occhio al tuner elettronico, per capire cosa sta accadendo.
Come nel caso della cromaticità, anche la dinamica non è facile da ottenere sul flauto dolce, non di meno si può, come diversi grandi dolcisti dimostrano.

Link esterni
the Recorder and Jazz - Sound and Dynamics

precedente <-- La serie delle Leggende urbane sul flauto dolce --> successivo

domenica 3 giugno 2007

Note di rilascio - Autumn Leaves

Nuovo brano su MySpace

Il più standard fra gli standard jazz, è una notissima canzone composta negli anni quaranta da Joseph Kosma, con testo del poeta Jacques Prevert. Molto amata dai jazzisti, in realtà la sua struttura armonica di base ha origini che si perdono nei secoli.

In questa versione sperimentale l'accompagnamento è offerto da un clavicembalo, così replicando un duo (con il flauto dolce) molto diffuso fino al settecento.

È stata registrata prima la base con il clavicembalo (con mezzi un po' di fortuna...) e poi sovra-inciso il flauto dolce. Sono stati aggiustati i livelli di volume, aggiunto del riverbero e fatto un po' di lavoro di taglia&cuci fra i vari chorus.


Scheda tecnica
Titolo: Autumn Leaves
Autore: Joseph Kosma
Clavicembalo, fl. dolce e arrangiamento: Gianluca Barbaro
Flauto dolce contralto in ebano di Guido Hulsens
Clavicembalo francese di Alberto Colzani
Apple Logic Express ver. 7.2 su Mac G4

Link: http://www.myspace.com/gianlucabarbaro