In un Auditorium Lattuada ben presto chiuso al pubblico per esaurimento dei posti disponibili, si è tenuta ieri sera a Milano la (purtroppo) unica rappresentazione de L'Orfeo di Monteverdi realizzata dagli studenti dell'Istituto di Musica Antica dell'Accademia della Musica di Milano.
Com'è noto, corre quest'anno il quattrocentesimo anniversario della prima rappresentazione di questa celeberrima opera, capostipite del melodramma; in tutta Italia e nel mondo se ne sono moltiplicati gli allestimenti, a partire da quello tenutosi a Mantova il 24 febbraio scorso: luogo e data esatti (400 anni dopo) della prima rappresentazione.
Gli allievi della civica, guidati da Mara Galassi, Deda Colonna e Mario Valsecchi, hanno concluso un percorso preparatorio durato diversi mesi andando in scena con un allestimento di grande effetto scenico-musicale, ma anche di rilevante aderenza storica. Eccezionale il cast dei cantanti, a partire dai due Orfeo Nicolas Lartaun e Yasuharu Fukushima, che hanno mostrato due letture diverse ed egualmente avvincenti di questo personaggio: l'uno di grande potenza vocale e pathos interpretativo, l'altro di precisione e nitidezza di fraseggio impareggiabili. Da ricordare anche l'emozionante Proserpina di Emi Itokawa.
Il pubblico era sistemato in due ali centrali e circondato per due lati dal coro, accurato e senza sbavatura alcuna, e per gli altri due lati dagli strumentisti. L'organizzazione degli strumenti, se pur per ragioni logistiche non sempre aderente alle indicazioni in partitura (che d'altronde sono ben scarse e lasciano ampio margine interpretativo) è riuscita ad accompagnare e sottolineare in maniera molto convincente le varie fasi dell'opera, da quelle più bucoliche a quelle più tragiche o solenni.
In particolare, essendo questo un blog dedicato al flauto dolce, mi preme ricordare la presenza di Ai Asai, Mireia Martinez e Ricardo Simian a questo strumento (l'ultimo impegnato anche nel cornetto). Fondamentale il lavoro di Ai Asai, prossima al diploma, che con precisione e grande generosità ha sostenuto la responsabilità di dare attacchi e chiusure ai colleghi per tutta la durata dell'opera. Da ricordare e applaudire anche i numerosi continuisti che si sono alternati con bravura nell'accompagnamento dei cantanti.
Tutti gli strumentisti hanno suonato dalla partitura originale in facsimile, trasportando a vista alcune sezioni, mentre gli strumenti più acuti (violino, cornetto e flauto dolce) si sono più volte scambiati voce. Proprio questi scambi, uniti ad un uso sapiente delle varie taglie di flauto dolce e all'alternanza degli strumenti armonici, hanno creato delle tessiture timbriche molto diverse e varie, adattate perfettamente a ciascun momento musicale.
Per finire, un paio di note critiche: l'Auditorium era chiaramente troppo piccolo rispetto al numero di persone intervenute e del tutto privo di ventilazione (a sentir Caronte, sembrava veramente di essere all'Inferno tutti quanti, tanto il caldo che faceva…). Inoltre, come si diceva in apertura, per il momento non sono previste repliche, il che è sicuramente uno spreco indegno di lavoro, risorse e talenti: non so se basti, ma forse in futuro si può provare a credere di più in questi allestimenti e tentare di inserirli in qualche stagione milanese. Che gli sponsor si mettano in fila! ;)
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L’Orfeo
Favola in Musica da Claudio Monteverdi
rappresentata in Mantova
l’Anno 1607. & novamente data in luce.
a cura di
Mara Galassi
Deda Colonna
Daniele Bragetti
Mario Valsecchi
Cantanti
Nicolás Lartaun Orfeo (Atti I, II e III)
Yasuharu Fukushima Orfeo (Atti IV e V)
María Candela Scalabrini La musica, Euridice
Akiko Kikuchi Messaggera
Mikiko Akaeda Speranza
Emi Itokawa Proserpina
Piermarco Viñas Apollo, Plutone
Nistor Valentin Caronte
Coro da Camera
Soprani
Tomoko Nakahara, Chiharu Kubo, Maria Candela Scalabrini, Yetzabèl Arias Fernandez, Silvia Urtubia, Viviana Gaudio
Alti
Kim Kalim, Mikiko Akaeda, Carla Babelegoto, Nancy Garcia, Susanne Rovani, Grazia Bilotta, Jaqueline Trebitsch
Tenori
Yasuharu Fukushima, Rudolph Buchman, Federico Kaftal, Kim Hun, Guillermo Lettieri
Bassi
Hara Yu, Piermarco Vinas, Oliviero Pari, Andrea Locati, Valentin Nistor
Strumentisti
Ulrike Slowik violino
Maki Onishi viola da gamba
Consuelo de Cea viola da gamba
Marlise Goidanich violoncello
Rika Murata lirone
Guisella Massa violone
Ai Asai flauto diritto
Mireia Martínez flauto diritto
Ricardo Simian cornetto e flauto diritto
Vincenzo Onida fagotto
Silvia Musso arpa doppia
Mikari Shibukawa arpa doppia
Samir Suez chitarrone
Tomoko Matsuoka clavicembalo e organo
Marcin Zielinsk clavicembalo e organo
giovedì 31 maggio 2007
L'Orfeo della Civica milanese
giovedì 24 maggio 2007
I. "Il flauto dolce non è uno strumento cromatico"
Leggende urbane sul flauto dolce
Partiamo da un paio di definizioni per i meno avvezzi. Nel sistema occidentale prevalentemente in uso ci sono dodici note diverse che si ripetono ciclicamente a diverse altezze (ottave). Uno strumento è detto cromatico quando è in grado di emettere in maniera utilizzabile musicalmente tutte e dodici le note per buona parte dell’estensione a disposizione. Al contrario è detto diatonico quando emette prevalentemente solo un sottoinsieme di note. Con riferimento alla tastiera del pianoforte, ad esempio abbiamo:
- cromatico: tasti bianchi e tasti neri
- diatonico: soli tasti bianchi.
Quindi chi sostiene che il flauto dolce non è uno strumento cromatico perché non ha tutte le note, sbaglia a causa di una conoscenza superficiale dello strumento.
Se però guardiamo alla definizione data poc’anzi, ci accorgiamo che non basta la capacità di emissione delle note, ma anche la loro utilizzabilità musicale. Su questo punto anche chi conosce molto bene lo strumento si divide. Alcuni pensano che quelle note e determinate tonalità siano poco o scarsamente utilizzabili a causa di almeno uno di tre fattori:
- difficoltà di diteggiatura (diteggiature a forchetta);
- difficoltà di intonazione;
- inferiore qualità nel suono.
- le difficoltà di diteggiatura ci sono anche nella scala di base dello strumento, non solo in quelle di altre tonalità lontane, o in quella cromatica;
- l’intonazione è difficile per pressoché ogni nota dello strumento, almeno in fase iniziale di studio;
- la mancanza di uniformità nel timbro (legata a doppio filo all’intonazione) riguarda, ancora una volta, tutte le note e non solo quelle alterate (i tasti neri del pianoforte…).
Suonare tutte le note in tutte le tonalità è, in ultima istanza, più che possibile sul flauto dolce, solo è abbastanza difficile e richiede un impegno di studio specifico.
giovedì 17 maggio 2007
Note di rilascio - Eleven
Nuovo brano su MySpace
Si tratta di un brano senza tema, dalla struttura simile al blues ma di sole 11 battute (invece delle usuali 12). Questo dovrebbe consentire di mantenere la caratteristica ciclicità del blues, ma con una "zoppicata" che spinge sempre più in avanti il pezzo.
Oltre a questa particolarità metrico-ritmica, l'idea di far suonare questo pezzo dal flauto dolce intende essere dimostrativa della "cromaticità" di questo strumento.
Flauto dolce e piano si alternano nel solo idealmente per sempre (ma il brano, fortunatamente per chi l'ascolta, dura "solo" 8 minuti!).
Basso e batteria sono in loop generati dal computer, ho effettuato due registrazioni per il piano (una di accompagnamento e una di solo) e una per il flauto dolce. L'unico editing è consistito nell'alzare o abbassare i volumi delle tre tracce così ottenute (oltre all'aggiunta di un pizzico di riverbero).
Scheda tecnica
Composizione, piano, fl. dolce e arrangiamento: Gianluca Barbaro
Flauto dolce contralto Yamaha di plastica
Piano digitale Roland FP-9
Apple Logic Express ver. 7.2 su Mac G4
Link: http://www.myspace.com/gianlucabarbaro
mercoledì 16 maggio 2007
giovedì 10 maggio 2007
Accade negli USA
Due "notiziuole" per chi se le fosse perse:
Due flauti dolci in orchestra (erano suonati da Judith Linsenberg e Letitia Berlin, compositore John Adams, SF Symphony) http://www.sfsymphony.org/templates/pgmnote.asp?nodeid=4146&callid=792
e un nuovo concerto per flauto dolce e orchestra da camera (Eva Legene, compositore Gerard Plain, Cleveland Chamber Symphony) http://www.cleveland.com/entertainment/plaindealer/don_rosenberg/index.ssf?/base /entertainment/1169546398103940.xml&coll=2
Ci sono ampie recensioni su American Recorder di Maggio, per chi fosse abbonato. Forse interesserà l'incipit di quella sul fl. dolce in orchestra: "Who says the recorder isn't a 'real' instrument? When it's treated like one, it behaves like one". (Ma questi sono solo "ammericani", no? ;)



