lunedì 5 novembre 2007

Chiudere i fori con le dita... di lattice


Qualche tempo fa ho pubblicato un post sull'utilizzo del nastro adesivo come "terza mano": chiudendo permanentemente i fori di pertinenza della mano sinistra con del nastro adesivo è possibile concentrarsi sulla sola mano destra per alcuni esercizi che in quell'articolo suggerivo.

Questo metodo ha alcuni inconvenienti, principalmente il dover comunque applicare della colla (quella del nastro adesivo) allo strumento, il fatto di essere una modifica semi-permanente (non si può togliere e mettere a piacimento) e infine il non essere utilizzabile su flauti di legno (meglio evitare la colla su tali strumenti).

Propongo quindi una semplice modifica: utilizzare le dita di un guanto in lattice. Com'è noto, tali guanti sono stati originariamente prodotti per uso medico ma si trovano oramai ovunque (nel solito ipermercato, per esempio) a un costo ridotto, vista la loro utilità generale in ambito casalingo.

Per i nostri scopi sarà sufficiente tagliare alla base mignolo e anulare da un guanto, e tagliarne quindi la punta (vedi la foto a fianco). In questo modo otteniamo una sorta di guaina che possiamo agevolmente applicare al flauto. Per l'inserimento è consigliabile rimuovere la campana (di un contralto) e procedere quindi dalla parte più rastremata a quella di maggior diametro, così da avere un'aderenza migliore ai fori (evitando di estendere troppo il materiale). Come si vede nella seconda foto, i due pezzi vanno fatti scorrere e sovrapposti fino a coprire i fori della posizione Do sul contralto (0123).

Una nuova applicazione
Gli esercizi che si possono fare sono gli stessi riportati nel post sul nastro adesivo, ai quali ne vorrei aggiungere un altro. Con un contralto così modificato provate a suonare con entrambe le mani qualunque frammento musicale che ricopra tutta l'estensione dello strumento, ad esempio una scala di Fa maggiore di due ottave (la mano sinistra lavorerà sui fori già chiusi dal lattice). Gli unici suoni udibili dovrebbero essere i primi della scala, ovvero Fa, Sol, La, Sib (con e senza mignolo) e Do, questo perché anche quando con le dita prendete posizioni diverse, il lattice non vi permetterà di andare oltre il primo Do.

Lo scopo dell'esercizio è di non ottavizzare il suono, cioè continuare a udire i suoni della prima metà della prima ottava anche quando mentalmente e con le dita stiamo suonando note più acute. Se con Fa maggiore vi sembra facile, provate a suonare anche scale in altre tonalità e a velocità diverse. Se il suono non si "sporca" mai e resta sempre nella prima metà della prima ottava, complimenti! Questo esercizio è per voi superfluo.

Se invece incontrate alcune difficoltà, ecco una possibile spiegazione.
La velocità dell'aria immessa nello strumento varia a seconda dell'altezza della nota emessa: questa circostanza è stata persino misurata diverse volte con strumenti meccanici. Il punto è però come e quanto varia, e se la cosa sia sotto il nostro controllo o meno. Infatti, spesso tendiamo a collegare inconsapevolmente un aumento di pressione dell'aria con alcune note di più difficile emissione (per esempio il fa del terzo registro). Idealmente, invece, la pressione dovrebbe restare costante e comunque sotto il controllo consapevole della nostra volontà. Con l'esercizio qui proposto si dovrebbe riuscire a slegare un po' di più il movimento delle dita dal controllo dell'aria e ottenere quindi una maggiore omogeneità di suono lungo l'estensione dello strumento.

In viaggio
Infine, un'ultima soluzione "usa e getta" per bloccare i fori della mano sinistra: usare della semplice pellicola da cucina. Tagliatene una striscia larga quanto metà del corpo centrale del flauto e avvolgetela strettamente intorno ai fori della mano sinistra, come si vede nella foto qui a fianco.

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