Nonostante i suoi modi inurbani, devo ringraziare questo lettore per essere partito da un presupposto che, di sicuro senza che se ne sia reso conto, rivela un grande complimento: che i post di questo blog siano degni di essere valutati con criteri accademici.
Accetto il complimento, che però tradisce un grossolano errore. Chiunque conosca un po' Internet (e il c.d. Web 2.0) sa benissimo che i blog sono poco più di un diario personale: sono quasi sempre specializzati (come questo lo è sul flauto dolce) e molti sono anche scritti bene, però offrono pur sempre un punto di vista molto individuale. Forse anche grazie alla mia passata esperienza giornalistica, qui cerco sempre di trattare argomenti che possano essere d'interesse e utilità per i tanti che leggono, ma questo resta pur sempre solo un blog, e come tale spero venga valutato.

È dopo aver svolto queste considerazioni che ho deciso di rendere qui nota una notizia apparentemente importante solo per me che scrivo: sembra che sia stato accettato come studente ai Civici Corsi di Jazz di Milano, dopo una selezione che ha comportato un'audizione strumentale e un test di cultura musicale e jazzistica.
Anche in questa notizia c'è però un aspetto forse interessante per i lettori: l'ammissione è stata affrontata esclusivamente con il flauto dolce, ed è solo con questo strumento che seguirò i corsi.
So di certo che ci sono già stati studenti di jazz con il flauto dolce in scuole strutturate che rilascino diplomi: uno di questi è Tobias Reisege, che sostiene (probabilmente a ragione) di essere il primo al mondo a essersi diplomato sia in musica antica sia in jazz con il nostro strumento. L'altra studentessa di cui ho notizia è Frances Feldon, penna di American Recorder, dolcista classica professionista e studentessa della Jazz School di Berkeley.
Ma in Italia ci sono altri studenti o ex studenti delle (poche) prestigiose scuole di Jazz nostrane che abbiano sostenuto i corsi con il flauto dolce? Non ne conosco alcuno, ma sarei lieto di averne notizia.
Infine i ringraziamenti. È da diversi anni ormai che indago le (ancora scarse) commistioni fra flauto dolce e jazz, inoltre ho studiato abbastanza intensamente negli ultimi mesi per passare questo esame d'ammissione, ma tutto sommato avrei anche potuto suonare come Charlie Parker: senza la giusta sensibilità dall'altra parte del tavolo non ce l'avrei fatta, visti i pregiudizi di cui di solito godiamo noi dolcisti. Quindi invio il mio grazie di cuore a quei docenti che hanno ammesso un flauto dolce nella loro scuola di jazz, dimostrando una grande apertura mentale, in particolare Giulio Visibelli, l'insegnante di sassofono e flauto traverso alla cui classe prenderò parte.


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