lunedì 3 settembre 2007

Un paio di acquisti all'ipermercato: cuffie antirumore e sordinella

Dopo una pausa non pianificata di due mesi (per la quale chiedo scusa a chi ne fosse eventualmente rimasto deluso), riprendiamo le pubblicazioni con un articolo breve, semplice e sicuramente estremo.

L’idea didattica proviene da alcune lezioni che ho di recente preso da un bravissimo flautista dolce e insegnante il quale in sostanza diceva che a volte fa proprio male ascoltarsi mentre si suona, perché si fa troppo caso a quello che ci sembra essere il risultato (e che non corrisponde mai a quanto percepito dall’esterno, provare a registrarsi per credere…) e troppo poco a quanto ci accade "dentro", ovvero con il fiato e la lingua. "Ci vorrebbero le cuffie", ha detto il Maestro a un certo punto.
Ed ecco qui un suggerimento molto semplice: utilizzare delle comuni cuffie antirumore da edilizia (quello qui ritratte le ho trovate in un ipermercato a € 8.90, ma ce ne sono sia di meno costose sia di più professionali).
Per abbassare ulteriormente il volume percepito del flauto si può usare una sordinella (http://www.sordinella.it/, acquistata presso il medesimo ipermercato a € 3.90), un dispositivo sul quale ho pubblicato una recensione su questo blog. Qui interessa dire che la sordinella funziona bene nel contesto di questa tecnica di studio, poiché qui la qualità del timbro e l’intonazione decisamente non ci interessano (nella foto la si può vedere applicata a un contralto di plastica, anche se è stata realizzata per un soprano).
Indossate le cuffie e applicata la sordinella, il suono del flauto arriva ugualmente alle orecchie, ma mi sembra ci sia un netto e decisamente percepibile effetto di maggiore distacco dall’usuale feedback auditivo. Gli elementi oggetto di questa tecnica, fiato e lingua, acquistano molta più libertà rispetto al normale poiché sono più percepibili separatamente: questo all’inizio può causare alcuni istanti di sconcerto che, almeno a me, fanno capire quanto siamo invece abituati a percepire come un tutt’uno fattori ben distinti.
In particolare, trovo che l’effetto sulla lingua sia impressionante perché il rumore prodotto dall’articolazione all’interno della bocca è molto ben udibile: provate a suonare un brano con molta varietà di articolazione (legature, doppi colpi di lingua, staccati, portati, ecc.) e sentirete nella vostra testa il ritmo incalzante e percussivo della lingua (e magari scoprirete che non accade proprio esattamente quello che vi aspettate…).
Infine, interessante anche cantare (anche solo una nota lunga fissa) e suonare contemporaneamente: in queste condizioni il suono del flauto (e della lingua) sparisce completamente, la gola è impegnata dal canto e quindi la concentrazione sul fiato che dai vostri polmoni entra nello strumento può essere altissima.

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