Ricorrerà domani il secondo anniversario dell'inizio delle pubblicazioni di notizie sul sito NIFD e vorrei cogliere l'occasione per condividere alcune riflessioni con chi legge.
Durante questi due anni ho trascorso molte ore alla ricerca di notizie per il sito, inseguendo la realizzazione di un'idea molto semplice: per creare una comunità di persone, così lontane e diverse fra loro ma tutte interessate allo stesso strumento musicale, è fondamentale che almeno si sappia cosa accade, ovvero concerti, corsi, pubblicazioni, conferenze, trasmissioni radiotelevisive, riviste, ecc. Mi sembra il primo passo perché ci siano più spettatori ai concerti, più allievi nelle scuole, più acquirenti di libri e CD, più partecipanti a corsi e conferenze.
Credo che un paio di risultati minimi sia stato raggiunto:
1. sono state pubblicate più di 400 notizie che altrimenti si sarebbero disperse fra cento media diversi, e che invece adesso sono in un unico database pubblico
2. si è creato uno nucleo fisso di 50/70 visite al giorno che genera circa 5/6.000 pagine consultate al mese. Questi numeri possono facilmente apparire ridicoli se confrontati con altri ambiti del Web, ma chi bazzica il mondo del flauto dolce non credo ne resti spiacevolmente colpito: si sa che siamo pochi…
Infine si è creata una sinergia con Giovanni Toffano e il sito dell'ERTA che, per quanto posso dire, ha funzionato molto bene e che ha portato vantaggi a entrambi i rispettivi siti.
Fin qui le buone notizie. Un po' scarse in realtà, me ne rendo conto.
La prima cattiva notizia riguarda il vero fallimento riscontrato in questo progetto: il numero incredibilmente basso di "segnalatori" regolari di notizie. A parte poche eccezioni, la quasi totalità di musicisti, costruttori, studiosi e amanti del flauto dolce è latitante, ivi compresi soprattutto quelli che di certo il sito NIFD lo conoscono.
È facilmente comprensibile che un amatore che si esibisca in un saggio scolastico non abbia molte motivazioni a segnalare la cosa pubblicamente. Ma i professionisti dove sono? Perché quasi nessuno di loro ama farsi pubblicità (escluse sempre le solite eccellenti eccezioni)?
Qualche malizioso avrà già pensato che il problema stia nella scarsa importanza del sito, e che quindi non valga la pena di pubblicizzarsi su di esso. La risposta è semplice: le segnalazioni non arrivano neanche altrove, a giudicare da quello che si trova in giro per il Web. Semplicemente sembra che ciascuno ami cuocere nel proprio "brodino" semi-privato.
Perché questa "riservatezza" riguardo alle proprie attività professionali? Sarò grato a chiunque voglia suggerirmi delle risposte…
La seconda cattiva notizia riguarda la struttura delle attività riguardanti il flauto dolce. Vi propongo questa casistica, tratta dal sito:
| 2006 | 2005 | 2004 | |
| Notizie pubblicate | 137 | 211 | 63 |
| Concerti | 101 | 96 | 34 |
| Trasmissioni Radio/Tv | 3 | 78 | 14 |
| Concorsi | 1 | 4 | - |
| Conferenze | 2 | 4 | 2 |
| Corsi | 23 | 26 | 7 |
| Nuove Pubblicazioni | 4 | 4 | 7 |
| Varie | 4 | 4 | - |
Ovviamente nel 2004 ci sono solo 3 mesi di attività e il 2006 è ancora in corso. Nel 2006 ho sospeso la pubblicazione dei palinsesti della Filodiffusione e di Radio Vaticana, quindi il numero di trasmissioni Radio/TV si è quasi azzerato.
A giudicare da questi dati, il professionista medio del flauto dolce cerca di suonare dal vivo quando può e organizza qualche corso estivo o week-end ogni anno. Un dato non rilevato è quello delle scuole, quindi possiamo solo presupporre che il nostro professionista insegni anche regolarmente durante l'anno.
Ci sono pochissimi concorsi, pochissime nuove pubblicazioni, pochissime conferenze, ovvero tutti gli ambiti nei quali si possono creare sinergie, nuove attività, nuovi filoni di ricerca e approfondimento: sembra che tutto questo venga regolarmente schivato dal dolcista professionista.
Si intravede forse una risposta alle domande precedenti: nell'attività professionale mediamente si privilegia il rapporto diretto con gli utenti (spettatori e allievi), magari in ambiti già conosciuti e assestati, ecco perché c'è poca spinta verso la promozione delle proprie attività. D'altro canto, contatti, scambi e confronto con i "colleghi" sembrano essere solo rari e occasionali. Mi rendo conto che tutto questo sorprenderà e disincanterà pochi: l'ambiente è questo, si dirà… Chissà perché tutto questo mi ricorda i capponi di Renzo…


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